La pizza ha una storia millenaria, potendo vantare origini che risalgono al tempo delle antiche civiltà del Mediterraneo. E’ stato comunque a Napoli, l’antica Neapolis, che la specialità ha trovato la sua consacrazione definitiva, affermandosi come piatto popolare per eccellenza. In questo quadro, l’Antica Pizzeria Brandi ha giocato, e gioca tutt’ora, un ruolo di fondamentale importanza, quale ‘culla’ della più celebre tra le pizze: la Margherita.

La pizza può vantare una storia che risale ad oltre tremila anni fa. Tutte le civiltà del passato impiegarono focacce o schiacciate, realizzate con un impasto di farina di cereali (di vario genere), acqua e diverse tipologie di condimento, come fondamentale fonte di nutrimento.
Una consuetudine alla quale non si sottrassero i popoli dell’antichità che si affacciavano sul Mar Mediterraneo: dall’Egitto alla Grecia classica, fino all’antica Roma, si assistette dunque a un proliferare di pietanze che richiamavano non poco, per composizione e modalità di cottura, la pizza moderna.
In Egitto era usanza celebrare il genetliaco del Faraone consumando una schiacciata condita con erbe aromatiche. In Grecia si diffuse rapidamente l’uso della ‘maza’ (un tipo di focaccia), come testimoniato da Erodoto (che tramandò alcune ricette babilonesi), e da Archiloco, il ‘poeta-soldato’, che la riteneva un cibo particolarmente adatto agli eserciti grazie alla sua praticità. A Roma si preparavano la ‘placenta’ e l’‘offa’, focacce a base di farina d’orzo (o grano) mescolata con acqua: entrambe erano alla base della dieta quotidiana di tutti i cittadini.

Numerose sono le tracce di pietanze simili alla pizza in epoca medievale e rinascimentale: preparazioni di diverso tipo, alcune delle quali particolarmente ricche, destinate ad un pubblico aristocratico e facoltoso, altre decisamente più povere, adatte al consumo popolare.
Il primo uso del termine ‘pizza’ è attestato proprio in epoca altomedievale. Col tempo nacquero diverse varianti della parola, indicanti specialità culinarie locali, sia dolci che salate, cotte in diversi modi.
La calata dei Longobardi in Italia meridionale, in seguito alla caduta dell’Impero romano, fu di fondamentale importanza per l’evoluzione della specialità nella forma che ancora oggi tutti conosciamo: questo popolo introdusse infatti l’allevamento della bufala che, una volta ambientatasi tra il Lazio e la Campania, avrebbe fornito il latte necessario alla produzione della mozzarella.
Non va inoltre dimenticato che, grazie alla scoperta del Nuovo Mondo, arrivò in Europa un ingrediente che sarebbe diventato di fondamentale importanza per la pizza: il pomodoro. Dopo alcune iniziali diffidenze, quest’ortaggio fece il suo ingresso trionfale nella gastronomia italiana ed in particolar modo in quella napoletana.

Margherita di Savoia, nata nel 1851 a Torino, fu una regina straordinaria che seppe guadagnarsi l’affetto del popolo italiano. Figlia del Duca di Genova, sposò il futuro Re Umberto I nel 1868, diventando regina d’Italia nel 1878. Donna colta e sensibile, si dedicò con passione a opere di beneficenza e sostegno sociale, promuovendo iniziative a favore dell’infanzia e dell’istruzione femminile. Durante il suo regno, sostenne importanti cause umanitarie e fu molto vicina alle classi più povere. Figura di riferimento elegante e compassionevole, rimase regina fino all’assassinio del marito, avvenuto nel 1900.


Tra il ‘700 e l’ ‘800 la pizza si affermò come uno dei piatti più popolari della cucina napoletana.
Inizialmente veniva venduta lungo i viali ed i vicoli della città: all’epoca era facile incontrare garzoni di bottega che, in equilibrio sul capo, portavano una stufa, grazie alla quale recavano agli acquirenti le pizze ancora calde, avvisandoli del proprio arrivo con sonori e caratteristici richiami. A cavallo tra i due secoli cominciò a diffondersi l’abitudine di gustare la pizza, oltre che per strada o in casa, direttamente presso i forni che la preparavano: nacquero così le prime pizzerie.
Col passare degli anni, queste ultime si sarebbero evolute fino a raggiungere l’aspetto che ancora oggi ben conosciamo: dal tipico bancone in marmo destinato alla manipolazione dell’impasto, ai tavoli riservati alla clientela, fino agli espositori esterni per la vendita ai passanti.
Tra gusto aristocratico (Re Ferdinando II di Borbone ben gradiva le pizze di ‘Ntuono Testa alla Salita S. Teresa) e ancor più convinto favore popolare, la pizza si affermò come pietanza quotidiana, adatta sia al pranzo che alla cena.

Contestualmente alla nascita delle prime pizzerie, emersero, guarda caso, anche le prime ‘dinastie’ di pizzaioli napoletani. Una delle più celebri fu quella legata a ‘Pietro e Basta Così’, locale fondato nel lontano 1780.
Tra i numerosissimi artisti ed intellettuali che ne divennero affezionati clienti, anche grazie alla sua posizione in pieno centro cittadino, occorre sicuramente ricordare Matilde Serao. La celebre cronista soleva fermarsi in carrozzella ai piedi della salita di Sant’Anna di Palazzo ed ordinare una pizza che avrebbe gustato, fredda,la mattina.
Il 1889 fu un anno di fondamentale importanza per ‘Pietro e Basta Così’: fu infatti allora che Raffaele Esposito, uno dei suoi cuochi, per onorare la Regina Margherita in visita a Napoli, inventò un particolare tipo di pizza, condita con pomodoro, mozzarella e basilico, che venne offerta, insieme ad altre, alla sovrana ed al consorte. A tal proposito va detto che è giunto fino a noi un documento a firma “devotissimo Galli Camillo, capo dei servizi di tavola della real casa”, risalente al giugno del 1889, in cui si ringrazia esplicitamente il Signor Esposito per le prelibatezze offerte e soprattutto per “la celeberrima pomodoro e mozzarella”: non deve quindi stupire che quest’ultima fu battezzata “Pizza Margherita”, nome col quale è ancora oggi universalmente conosciuta.
Con il passare degli anni ‘Pietro e Basta Così’, culla di una specialità che nel frattempo aveva acquisito fama mondiale, divenne l’ ‘Antica Pizzeria Brandi’, acquisendo il cognome di Maria Giovanna Brandi, moglie di Raffaele.

Vincenzo Pagnani è stato senza dubbio una figura di primaria importanza nella storia della Pizzeria Brandi e, di conseguenza, in quella della stessa Pizza Margherita. In occasione della sua improvvisa scomparsa, avvenuta nel 2005, “America Oggi”, quotidiano italiano pubblicato negli Stati Uniti, gli dedicò l’articolo che riportiamo di seguito in versione integrale.
E’ stato l’orgoglioso erede dell’inventore della più celebre tra le pizze, la Margherita. Con Vincenzo Pagnani, considerato il “re” della specialità partenopea e titolare della storica pizzeria Brandi a Chiaia, se ne va un pezzo della Napoli che sa affascinare con la sua storia. ma anche con i suoi sapori. Lui, il patron del locale a due passi da piazza del Plebiscito. morto per un infarto a 69 anni, era il pronipote di Maria Giovanna Brandi. moglie di quel Raffaele Esposito considerato (inventore della pizza margherita. Da giovanissimo Pagnani ereditò da Pasquale Brandi il piccolo locale dove lavorava come aiutante, e oggi quella pizzeria é tappa fissa per chiunque voglia gustare la vera pizza napoletana. La tradizione partenopea fa risalire la nascita della pizza al 700: in quesrepoca, infatti, nelle case dei poveri le madri, impastando farina, lievito naturale e avanzi, inventarono la pizza. L’aneddoto che ha dato fama alla pizzeria Brandi, è noto: la fama di questo pane condito si diffuse a tal punto che la regina Margherita di Savoia, in visita nel 1889 a Capodimonte, chiese di assaggiarla. È a questo punto della storia che compare Raffaele Esposito: ispirato dalla candida mozzarella. il pizzaiolo creò per la prima volta la pizza “margherita”. che prese appunto il nome della sovrana moglie di Umberto I, Inneggiando nei colori – il verde del basilico, il rosso del pomodoro e il bianco della mozzarella – al tricolore sabaudo. La pizzeria Brandi ha ospitato negli anni numerosi personaggi della vita politica, istituzionale e dello spettacolo. Il simpatico titolare del locale ha accolto sempre in maniera particolare i suoi prestigiosi clienti, stupendoli con regali improvvisi: a Berlusconi, a cena con Fini e Bossi. offri una grande torta e, nella stessa occasione, ‘consentì” perfino al leader del Carroccio di cantare “Maruzzella”. Per Chelsea Clinton, a Napoli insieme con il padre in occasione del G7, Pagnani preparò come ricordo una porcellana colma di cioccolattini artigianali. Quando, poi, nel 2903 ci fu il ritorno in città dei Savoia, Vincenzo Pagnani si senti “emozionato”. Nella pizzeria Brandi si respirava euforia e attesa: fu sempre lui a decidere un arredamento adatto alroccaslone. Le salette della pizzeria furono agghindate con bandiere bicolore e i tavoli decorati con fiori di colore bianco, rosso e verde. Tutto per ricevere Vittorio Emanuele, Marina Doria ed Emanuele Filiberto e preparare, per la dinastia artefice della gastronomica invenzione, la margherita con la stessa ricetta di più di cento anni prima. Pagnani, allora intervistato. dei reali disse: ‘Sono persone squisite. Si sono divertiti e hanno anche cantato”. I Savoia non sono le uniche teste coronate ad aver assaggiato rimpasto di Vincenzo Pagnani. Nel 1997 a visitare la centenaria pizzeria Brandi tu il principe Alberto di Monaco. Non potevano, infine, mancare all’appuntamento con il prodotto che ha reso Napoli famosa nel mondo, i presidenti della Repubblica. Per Francesco Cossiga la pizzeria Brandi chiuse agli abituali clienti, riservando la sala al presidente. Il presidente Carlo Azeglio Ciampi, accompagnato dalla moglie Franca. cenò da Brandi nel 1999 in compagnia dell’allora sindaco Antonio Bassolino. Dopo aver assaggiato la specialità del locale, a Ciampi venne portata una crostatina alla frutta che riproduceva la scritta “CA. Ciampi”. Inutile dire di chi fosse stata l’idea.(questo contenuto è di proprietà del quotiano “America Oggi”, pubblicato per gentile concessione)
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